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Gli eroi Schull e Driscoll crearono la leggenda
02/11/2007 09:02   
Myers e Danilovic gli eredi dei grandi duellanti

UN EVENTO come il derby di BasketCity, ha bisogno di grandi eroi e, soprattutto, di grandi duelli. E i grandi duelli sono quelli tra grandi avversari. Perché pochi, tra i tifosi che stavano seduti in piazza Azzarita negli anni Sessanta, ricordano le sfide vinte da Angelini o Bruni, da Cosmelli o Lombardi, ma non dimenticheranno mai Schull e Driscoll, anche se il Barone e il Bostoniano si sono incontrati, faccia a faccia, due sole volte. E fu un pareggio: 67-64 per l’Aquila, con 30 del Barone e 71-70 per la V nera. Era la stagione ’69/’70, e piazza Azzarita, piena come un uovo fu, in entrambe le occasioni, il solito bollente e fumoso palcoscenico del derby tra due squadre in periodo di scarse soddisfazioni.

LA FORTITUDO di Beppe Lamberti aveva però qualcosa in più da mettere sul piatto della bilancia. Il peso rappresentato dalla striscia positiva di 3 derby e il carisma di Gary Baron Schull, il guerriero di Florida State che aveva scelto di creare il suo regno tra via San Felice e via Nannetti, magiando la pizza alla Bella Napoli e bevendo il caffè al bar Donini. Meglio passare le ore libere lì, in mezzo a tanti amici veri, piuttosto che vivere e giocare con i Cincinnati Royals che lo avevano scelto al quarto giro dei draft 1967. Schull era diventato subito un eroe vincendo da solo due derby ed era stato portato in trionfo sulla carrozzella, con una gamba ingessata, nell’unica sfida che non aveva giocato, ma che la Fortitudo aveva vinto il 23 febbraio 1969.
Nell’immaginario dei tifosi, nella stagione ’69/’70 gli dei del basket, da celebrare nel derby, divennero due. La Fortitudo aveva il Barone ma la Virtus trovò miracolosamente il Bostoniano. Terry Driscoll fu un capolavoro diplomatico dell’avvocato Porelli ma anche un investimento finanziario di enorme livello, per l’epoca. La Virtus strappò Terry Driscoll ai professionisti della Nba. I Detroit Pistons, che lo avevano scelto con il numero 1, offrirono, a quello che nelle ultime stagioni era stato il miglior giocatore del Boston College, 175mila dollari per tre stagioni, ma Porelli vinse l’asta con i 60mila annuali che convinsero Terry all’avventura bolognese. Schull e Driscoll comincarono così a prepararsi al derby sull’onda emotiva dei tifosi che avevano un grande duello in più da godersi. Schull dormiva con la foto di Driscoll attaccata alla parete della camera da letto per ricordare il volto del nemico da battere. Terry, fresco di college e meno avvezzo alle battaglie, patì l’esordio e un infortunio a una caviglia e arrivò alla prima sfida con un peso insopportabile di aspettative e di tensioni. Il 21 dicembre 1969 fu sconfitta bianconera e Schull vinse il suo personale derby per 30 a 17.

RISULTATO che poteva ripetersi il 15 marzo 1970, giorno della seconda sfida stagionale. E che, in effetti, sembrò al popolo bianconero inevitabile quando, in un derby che Schull stava giocando meglio del suo avversario, Lino Bruni infilò, a 37 secondi dalla fine il libero del vantaggio biancoblù:70-69. Ma il secondo lo sbagliò e mentre piazza Azzarita ammutoliva sull’azione offensiva della Virtus che si spense contro il ferro, dalla mischia sbucò la manona del Bostoniano per il tap in vincente. I liberi sbagliati da Marco Calamai sembrarono così la naturale conclusione di un derby che solo Schull o Driscoll potevano vincere.
Per trovare un’altra sfida così emotivamente forte ed epicamente decisiva bisognerà aspettare quasi trent’anni. Il giorno in cui, era il 23 novembre 1997, Carlton Myers e Sasha Danilovic si trovarono di fronte per la prima volta. Da allora 13 duelli e un bilancio quasi pari (7-6 per Sasha) che si è chiuso il 4 dicembre 1999, stagione del primo scudetto per l’Aquila. Tra quelle due date, emozioni ed episodi irripetibili, sfide europee e tricolori che Virtus e Fortitudo, negli anni del Barone e del Bostoniano nemmeno immaginavano.

PIU’ PESANTI le vittorie di Danilovic, ma enorme il rispetto per il nemico Myers, unico biancoblù, quando vestì la maglia Paf, ad uscire dal PalaMalaguti tra gli applausi virtussini. Era il 19 giugno 2001 e Danilovic aveva già passato il testimone di leader a Ginobili. Quel giorno, idealmente, l’ovazione fu anche per il Barone, un avversario, che avrebbe meritato di uscire tra gli applausi trent’anni prima.
Per aver dato al derby un senso avventuroso dal quale Myers e Danilovic, probabilmente hanno imparato tante cose. Anche il rispetto per l’avversario.

GIANNI CRISTOFORI
Il Resto del Carlino