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Livorno, il titolo fa gola a molti
05/05/2007 08:57   
Confermato: Fantoni sarà venduto per poter fare cassa

Nel 2000 lo aveva richiesto ufficialmente Forlì. L’estate scorsa Caserta. Firenze di cui si parla tanto, non lo acquisterà da Livorno. Non sarà più di Serie A, ma anche un titolo sportivo di Lega Due può fare gola a molti. L’assemblea dei soci di mercoledì scorso ha tracciato le linee guida per chiudere in pareggio questa stagione. Ma la prossima? Ecco allora la necessità di dimostrare un progetto, un’idea e una certezza: «Nessuno tocchi la palla a spicchi». Sia il presidente di Basket Livorno che il sindaco Cosimi ripetono che la «pallacanestro è un patrimonio della città e deve essere tutelato». Ma gli avvoltoi della palla a spicchi hanno già drizzato le antenne. L’immagine che la Livorno dei canestri offre è quella di una società che naviga a vista. Con qualche difficoltà di programmazione ma con uno zoccolo duro fatto di passione e storia alle spalle che gli ha già permesso di sopravvivere anche nella tempesta.
Successe così nell’estate del 2000 quando la famiglia D’Alesio consegnò nelle mani dell’allora sindaco Lamberti il titolo. Forlì lo chiese. Il Comune rispose picche. Quell’estate arrivarono i fratelli Falsini, oggi a Firenze, sempre con il marchio Mabo. Quattro stagioni, una promozione in serie A prima di riconsegnare (gratuitamente) nel giugno del 2004 il massimo patrimonio alla città e ai suoi tifosi. «Se dovessimo comprare il titolo non acquisteremo quello delle Bielle», promettono i fratelli Mabo. In vendita c’è quello di Castelletto Ticino, sempre in Legadue. E questa appare la strada più battuta.
Dall’addio dei Falsini, Livorno ha vissuto tre stagioni sempre sul filo del rasoio con il Comune a garantire, gli amici del basket a tirare fuori quel che potevano e i tifosi sempre in bilico tra certezze e una costante: ripartire sempre. Adesso alla società i tifosi chiedono chiarezza, magari un programma. Tutti sanno che è difficile in una città come Livorno convincere imprenditori, a cominciare da quelli che arrivano qui per altri motivi, ad investire nel basket. Le promesse però vanno mantenute. Per chiudere il bilancio in pareggio servono i soldi di un secondo sponsor o comunque di una sponsorizzazione. Ma forse non basteranno. La vendita di Fantoni è una strada. Quella di mettere all’asta il titolo no. Anche perché questo patrimonio è stato ereditato gratuitamente, senza spendere una lira. Vero è che il Comune non può farsi carico dei problemi sportivi della città per sempre. Ma nel caso in cui si accorgesse di non riuscire più a dare garanzie: lo dica subito. Cosimi nel 2006 realizzò un canestro da tre punti che impedì la vendita del titolo a Caserta. Oggi ha in mano un altro possesso decisivo.
Federico Lazzotti

Il Tirreno