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Nicolò Melli, 13 anni, è tornato a giocare coi coetanei
26/10/2004 11:38   
«Ragazzi, l’A1 è bellissima Ma la mia squadra siete voi»

Il gigante bambino dà segni di essere già grande. «Ragazzi, ho vissuto una bellissima esperienza, ma siete voi la mia squadra». Così Nicolò Melli, tredici-anni-tredici, si è presentato ieri sera ai suoi compagni di squadra e coetanei. Lui che, solo 24 ore prima, era in panchina in serie A1, per di più al pala di Pesaro, uno dei santuari del basket. Stabilendo un record che in Italia non ha precedenti. E papà Leo, una buona carriera nel basket di casa nostra (promozione dalla B all’A2 con le Riunite, era il 1981), nega che ci sia stata imbeccata. «Lui è così, un bravo ragazzo, maturo e vola basso. Mi ha solo chiesto cosa ne pensavo di questa sua iniziativa».
Week end da favola
«Ma non è un Ufo»
Il sogno è iniziato venerdì, quando il suo allenatore (Max Olivieri) lo ha chiamato per dargli il notizione. E pare sia stata l’unica volta, in queste frenetiche ore, che il gigante bambino ha vacillato. Subito ha pensato a uno scherzo (tanto che papà ha chiamato in sede per chiedere conferma), poi ha dovuto fare i conti col cuore che girava a mille. A farlo tornare ‘a regime’ ci ha pensato mamma Julie Vollertsen, 45 anni, ex pallavolista di grido (medaglia d’argento a Los Angeles ’84), che gli ha ricordato che «l’obiettivo è conseguire il diploma». Piedi per terra, quindi. Ma chi conosce la famiglia non aveva dubbi. «Siamo ovviamente molto orgogliosi di nostro figlio - dice Leo - anche se questa dovesse essere l’unica convocazione della sua vita. Prima la scuola: quest’anno la terza media, il prossimo il liceo. Nicolò deve continuare la sua vita come prima e non essere considerato un Ufo. Poi c’è lo sport. Se giocherà in A1 bene, se farà la serie B andrà bene lo stesso. E non ci saranno ripercussioni sul ragazzo, perché ha la testa a posto. Intanto già questo è un bellissimo traguardo per il quale dobbiamo ringraziare la società che, a mio parere, con la convocazione di Nicolò, Andrea Ancellotti e Patrizio Verri (entrambi classe 1988) ha voluto dare un premio al loro impegno. Una cosa che credo serva da stimolo anche per gli altri».
Pranzo con gli americani
Poi Frates lo ‘battezza’
In ritiro. Tavolo da quattro posti, tre sono occupati dagli americani Sims, Lacey e Garris. Il gigante bambino si siede con loro. La spavalderia non c’entra. Nicolò conosce l’inglese (grazie mamma) e si siede con quelli che fino a tre giorni prima vedeva giocare dalla tribuna. Parlano soprattutto di cibo, saggiamente nessuno dei tre big lo tratta da bimbo. Poi c’è l’allenamento. E qui viene fuori la personalità del baby. Durante un esercizio insieme a un Damiao qualsiasi, sceglie la via più difficile e fa canestro. «Vedo che non sei timido. Bene così», sorride coach Frates.
A Pesaro tutta la famiglia
«Proibito guardarci»
Poi la partita. Il rischio di schiattare sarebbe altissimo per chiunque. Figuriamoci per un tredicenne. Invece il respiro manca solo un attimo. Poi nel riscaldamento (la partita l’ha soltanto guardata) il gigante bambino schiaccia e tira con tranquillità. Ha fatto ciò che gli aveva detto il padre. «Non cercarci neppure con gli occhi. Fai la tua partita e basta. Tanto sai che noi ci siamo». Con Julie e Leo c’era anche Enrico, 9 anni, un altro ‘bassotto’ che dà del tu alla palla a spicchi.
Anche di lui sentiremo parlare.
In autogrill, è qui la festa
I complimenti dei prof
La favola di Nicolò continua dopo il match. In autogrill, dopo aver divorato di tutto insieme al fratellino, ecco il regalo di papà Leo: vaso da tre chili di Nutella, la passione dei brothers. Poi ieri il ritorno a scuola, dove tutti lo hanno accolto con affetto. La prof di inglese, grande appassionata di pallacanestro, ha parlato un’ora dell’incredibile convocazione. Qualche compagno ha ringraziato Nicolò. Pare che in programma ci fosse un’interrogazione...

Andrea Ligabue
Il Resto del Carlino