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L’Italia cede di un punto nell’overtime
14/12/2003 09:03   
Premiati il triestino Rubini e Dino Meneghin

Canestri prima facili, poi sempre più sofferti, infine amari ieri a Genova per la Nazionale nell'All Star Game contro le «stelle» straniere del campionato. Un evento-spettacolo allestito per festeggiare gli azzurri di coach Recalcati che agli Europei in Svezia hanno conquistato medaglia di bronzo e qualificazione olimpica. Il risultato finale (106-99 dopo un supplementare per gli stranieri allenati dall'ex ct azzurro Ettore Messina) si è materializzato con un sorprendente double-face per l'Italia che aveva dominato agevolmente gli avversari nella prima metà della gara, toccando addirittura i 29 punti di vantaggio (55-26) ma poi ha dovuto progressivamente subire il ritorno della selezione straniera cedendo nell'overtime.
Dopo il breve vantaggio iniziale della squadra rivale, gli azzurri hanno preso facilmente il comando del gioco grazie ad una migliore organizzazione collettiva (bene Righetti, Basile e Galanda), una maggiore concentrazione, una difesa attenta e una buona precisione nel tiro dalla distanza (6/11 da 3 nel primo quarto, 10/21 nel secondo). L'Italia di Recalcati si è espressa al meglio nei primi due tempi, facilitata anche da un impegno difensivo contenuto da parte delle «all stars».
Ma nel terzo quarto la gara si è completamente ribaltata. Messina ha puntato sul «suo» terzetto Benetton (Edney, Evans, Garbajosa) e sulla spinta psicologica fornita ai suoi assi dalle telecamere per la ripresa diretta del secondo tempo. Le «stars» hanno serrato i ranghi in difesa, aumentato il ritmo, concesso meno possibilità di tiro ai nostri e con un parziale di 31-13 hanno rovesciato il punteggio (63-64), chiudendo il tempo sotto di un solo punto.
Nell'ultimo quarto gli azzurri hanno fatto sempre più fatica a trovare la via del canestro perdendo anche qualche pallone di troppo. Gli stranieri hanno sfruttato le loro ottima circolazione di palla e si sono portati in vantaggio 82-79. L'ultimo sorpasso azzurro a 2'01” dalla fine dei tempi regolamentari (87-86) grazie a due liberi di Bulleri. L'Italia ha avuto la possibilità di fare sua la gara con due tiri dalla lunetta di Marconato, che però ne ha realizzato solo uno, portando così la partita ai supplementari. Nell'overtime ancora infine un illusorio vantaggio azzurro con Marconato, poi sono saliti in cattedra Garbajosa e Van den Spiegel: quest'ultimo con due spettacolari schiacciate ha spento definitivamente le speranze italiane e si è meritato gli ultimi applausi.
Prima della partita delle «stelle» erano scesi in campo i giovani del «Progetto Belgrado 2005» tenuti sotto osservazione dal ct Recalcati in vista dei prossimi Europei. Ha vinto la squadra in maglia azzurra, guidata in panchina da Lino Lardo, per 90-72 contro quella in bianco diretta da Stefano Pillastrini. In evidenza Michelori (28 punti), Porta (22) e Garri (13) da una parte, Maggioli (17), il triestino Cavaliero (14) e Mancinelli (14).
Nella grande festa di canestri di Genova dell'All Star Game ospite d'onore, e ancora protagonista nella sua inesauribile specialità di infilare la palla nella retina, è stato Oscar Schmidt, brasiliano di nonno tedesco, idolo dei tifosi di Caserta e cannoniere implacabile di tanti campionati in Italia come in Brasile e in Spagna. Oscar, che oggi ha 45 anni e ha appena lasciato l'attività, ha partecipato alla gara da tre punti, la sua specialità, aggiudicandosi la sfida con Michele Mian, vincitore della selezione tra gli azzurri e star nelle «triple». Nel confronto Oscar ha realizzato 51 punti contro i 42 della guardia italiana, soprannominato «l'alpino».
Il «santone» e il «monumento vivente»: Cesare Rubini e Dino Meneghin, il grande passato del basket che oggi a Genova è diventato un festoso presente in occasione della premiazione che la Fip ha organizzato per questi due prestigiosi personaggi come emozionante anticipo dell'All star game. Rubini e Meneghin sono gli unici italiani a essere entrati nella Hall of fame di Springfield, il tempio della pallacanestro mondiale, un onore che spetta solo ai grandissimi. E loro, il «santone» ed il «monumento vivente» grandissimi sono ancora, il primo nel suo ruolo di capostipite dei tanti maghi della panchina, il secondo come dirigente accompagnatore e «anima» della Nazionale.
Cesare Rubini, ieri festeggiato anche per gli 80 anni appena compiuti, è stato atleta completo (giocava d'estate a pallanuoto e d'inverno a pallacanestro), allenatore pluriscudettato, creatore del mito Simmenthal (in panchina ha vinto 322 partite perdendone solo 28), dirigente della Nazionale. Per Dino Meneghin, 53 anni, bastano poche cifre: 4 Olimpiadi giocate, 271 presenze in maglia azzurra con 2843 punti realizzati, 12 scudetti vinti tra Milano e Varese, 7 Coppe dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe, 6 Coppe Italia.

Il Piccolo