Legabasket logo
News 
 
Cantù vince davanti a 800 tifosi
28/09/2003 14:19   
Storico successo per la Oregon di Sacripanti sulla favoritissima Benetton

BENETTON TREVISO 79 OREGON CANTU’ 85 BENETTON : Edney 19 (8/13, 1/3), Evans 15 (3/8, 2/4), Pittis 8 (4/5), Nicola 16 (2/5, 3/3), Marconato 5 (2/3); Garbajosa 2 (1/3, 0/3), Bulleri 8 (2/5, 0/3), Slokar 4 (2/3), Markoishvili (0/1 da tre), Podestà, Giovannoni 2 (1/1, 0/2). N. e.: Bargnani. All.: Messina. OREGON : Wheeler 14 (3/8, 2/4), Calabria 21 (3/6, 3/7), Hines 6 (3/9, 0/1), Stonerook 4 (1/1 da tre), Bernard 12 (4/6); Levin 5 (1/1, 1/1), Johnson 21 (7/9, 0/2), Gay 2 (0/1). N. e.: Riva, Novati, Porta. All.: Sacripanti. Arbitri : Cicoria, Cerebuch, Filippini. Note - Parziali: 20-20, 38-42, 59-55; t. l.: Benetton 11/18, Oregon 22/27; usciti per 5 falli: Johnson al 39’22” (74-78), Bernard al 39’50” (77-83), Bulleri al 39’50” (79-83). Mvp: Johnson. Spettatori: 3.500. dall’inviato TREVISO L’hurrà è quello di una Cantù che torna a mettere le mani su un trofeo a distanza di 12 anni dal suo ultimo trionfo. D’accordo, quella era la Korac e questa “solo” la Supercoppa, ma questo è il frutto di un fiore sbocciato tre anni or sono quando si chiese a Sacripanti di gettare il seme. L’Oregon che vince in casa della Benetton nell’anno di grazia 2003, addì 27 settembre, è infatti figlia del suo allenatore. Che in estate ha perso per strada i suoi due migliori giocatori, ma che oggi è qui a battezzare la sua prima conquista da senior in carriera. Con una squadra rinnovata ma che già dimostra di possedere lo stesso spirito di quella che l’ha preceduto. Un gruppo con un cuore grande così. Ma pure con due palle così. Chiedetelo un po’ a Johnson che gioca la sua prima partita ufficiale in Italia e chiude quale Mvp. Oppure a Calabria, l’ex ripudiato, che negli ultimi 26” è più freddo del ghiaccio con tanto di filotto (6/6) dalla lunetta, arma letale, a sancire la più classica delle vendette. Si potrebbe proseguire, ma la verità è che il successo è di tutti. Della comunità biancoblù. Quella in campo e quella che si è sgolata in tribuna. Tatticamente, invece, si è trattato dell’esaltazione della difesa nel cuore dell’area, laddove – mancando il colosso Schortsanitis – Cantù sembrava più vulnerabile. Ebbene, il dato dei rimbalzi dirà 39 a 30 pro Oregon. Incredibile. E ancora. Coach Messina ha dispiegato quasi tutte le proprie forze a disposizione (11 giocatori ruotati) con l’obiettivo di prendere l’avversaria per sfinimento. Ma Pino, il piccolo chimico, non ha fatto una piega e ha tenuto botta con i suoi otto-giocatori-otto. Alla faccia della decantata profondità della panchina. In cronaca. Novità nei quintetti di partenza, con Nicola per l’annunciato Garbajosa e Calabria per il neo sposo Johnson. L’abbrivio è canturino (2-6 al 2’, 4-9 al 4’) mentre la curiosità è che i 9 canestri realizzati in 5’ recano la firma di 8 marcatori diversi. Messina avvia ben presto le sue rotazioni (all’8’23” saranno già 9 gli uomini da lui schierati) e la più incisiva è quella che porta sul parquet un Bulleri ancora in versione europeo (6 punti quasi in fila). Eppure l’Oregon non si scompone. Nemmeno sul 2° fallo di Bernard ancora nel 1° periodo (16-20). Dentro Gay, così come Levin per Wheeler. Nel 2° quarto Edney e Bulleri fanno coppia sul rettangolo e stavolta è “Titty” a lasciare il segno colpendo con 10 punti in un amen. Ci pensa Johnson a rispondere per le rime (già in doppia cifra al 15’) mentre l’equilibrio regna sovrano (30-31 al 13’, 33-33 al 15’, 37-37 a 3’38”). Stonerook va a prendersi un po’ di riposo e Hines fa il “4” in concomitanza con l’allungo ospite a cavallo dell’intervallo (43-50 al 23’) propiziato da Wheeler con un tre punti e un gioco da tre. Ma i campioni d’Italia danno all’improvviso una sgommata che lascia sull’asfalto un parziale di 16-5 nei 7’ successivi. Si entra così nell’ultimo spicchio del match sul 59-55. Levin mette la bomba che restituisce fiducia anche se Treviso conserva il vantaggio (65-64 a 5’50”). Da qui in avanti l’Oregon non finirà più sotto. Ecco così il 65-70 al 36’, il 68-72 a 3’15”, il 70-74 a 1’50”. Sul 71-74, Calabria va con la tripla a 70” e l’intuito invita a pensare che sia fatta. In effetti, gli ultimi 60” sono solo un rosario di viaggi in lunetta, con il margine che non scende mai sotto le 4 lunghezze. La sirena di chiusura immortala Calabria avvinghiato alla palla, di ritorno da un rimbalzo. Sì, Cantù ha profanato il tempio lanciando un segnale chiaro al campionato prossimo venturo: ci sarà ancora da divertirsi e, soprattutto, tutti dovranno di nuovo fare i conti con questa banda di forsennati.
Fabio Cavagna


La Provincia