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Buon compleanno, caro Palaverde
23/09/2003 09:12   
Il palazzo di Villorba costruito dai Benetton compie domani 20 anni

Domani il Palaverde compie gli anni. E stavolta è un compleanno speciale, perché saranno venti. Vent’anni da quel 24 settembre 1983, il giorno della sua inaugurazione. Vent’anni da quando la famiglia Benetton, stufa di aver sopportato per due anni la sua squadra in esilio a Padova, regalò alla comunità un gioiellino di Palasport che ancor oggi fa la sua figura. Era un sabato mattino grigio quando a Villorba ci fu il taglio del nastro, alla presenza di ben due ministri di allora, quello alla Sanità, Degan, e del Lavoro, De Michelis, oltre a Bisaglia, al presidente del Coni Carraro, della Fip Vinci e della Regione Bernini.
Visita guidata capeggiata dai quattro fratelli Benetton ed un gongolante Nestore Crespi. Il mitico Aldo Giordani definì l’impianto «degno della Coppa dei Campioni», tutti col naso all’insù ad ammirare l’avveniristico tabellone a cubo (di simili c’erano solo nella Nba). A costruire il Palaverde ci aveva pensato una società, la Piave Sporting Club di Flavio Erry, a fronte delle infinite indecisioni del Comune di Treviso, che, dopo la promozione della Liberti in A/1, aveva promesso l’ampliamento del Natatorio, piano miseramente naufragato tra mille intoppi burocratici e soprattutto per l’impossibilità materiale di trasformare una palestrina in un palasport. Nell’inverno 1982 la stampa venne convocata sul terreno dove ora sorge il Palaverde, l’inizio dei lavori fu annunciato tra dicembre e gennaio, il 18 marzo nella vecchia sede del Ponte De Fero, paron Gilberto mostrò orgoglioso il plastico dell’impianto, sei mesi dopo il Palaverde era una realtà. Si disse che il privato aveva dato una bella lezione di efficienza alla cosa pubblica: tutto sacrosanto. In 180 giorni fu realizzato uno dei più bei palasport europei, tutto in calcestruzzo armato e acciaio, interrato per un terzo della sua cubatura. 4.963 seggiolini, monitor, bar, camerini, sala massaggi, sala riunioni, telecamere a circuito chiuso, centro convegni, auditorium, tutta roba che nel 1983 sembrava proiettata nel futuro. «Mi auguro che il Palaverde diventi il tempio dello sport trevigiano», ebbe a dire Aldo Bordignon, presidente della prima Benetton Basket, che allora era in A/2. Quel 24 settembre ci fu una esibizione simbolica: palla alzata da De Michelis, di capitan Toio Ferracini la prima azione, di Solomon il primo canestro. Il 29 la «vernice» ufficiale, un’amichevole con la Scavolini di Gracis e Silvestrin, che i «casual» di Mauro Di Vincenzo (indossavano le maglie con il «folpo») davanti a 4.000 tifosi batterono 78-77 con 27 di Solomon, 16 di Jerkov e 15 di Melillo. Sul parquet scuro giocò anche Paolo Pressacco, l’attuale segretario generale della società: segnò due punti. «In verità della gara non mi ricordo molto, però ho ben presente l’atmosfera che c’era, la soddisfazione di essere tornati a Treviso dopo due stagioni passate a Padova e di vedere l’impegno in prima persona dei Benetton. Era come entrare in una casa nuova e rendersi conto di avere finalmente delle pareti e un tetto sopra la testa...».
Silvano Focarelli

La Tribuna