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Marquinho, un carioca per Pesaro
14/11/2002 12:25   
«Spero di poter far parte della squadra il prossimo anno»

PESARO — Si presenta all'appuntamento a Baia Flaminia accompagnato dal padre, molto orgoglioso dell'avventura che «Marquinho» sta vivendo. Terzo di quattro fratelli, nato a Rio de Janeiro ma cresciuto poi a San Paolo, questo ragazzino filiforme dal sorriso aperto che qui da noi ha messo su sei chili in venti giorni, non sogna di imitare campioni come Ronaldo o Rivaldo, spera invece di seguire le orme di Oscar. Anche se suo padre ha giocato a calcio per vent'anni, appena ha visto un pallone a spicchi a scuola «Marquinho» se n'è innamorato e non ha più smesso di palleggiare.
Se non fosse per Rolando, il gentilissimo custode argentino della palestra di Baia Flaminia, avremmo capito veramente poco del portoghese col quale, per ora, il nuovo acquisto della Vuelle comunica, ma va a scuola d'italiano e presto imparerà…
«Ho accettato la proposta della Scavolini perché mi piace il progetto, qui c'è un allenatore che lavora con tanti giovani e spero di poter far parte della squadra il prossimo anno» spiega.
La sua storia è semplice e bella: «Ho scoperto la pallacanestro a scuola, quando ero piccolo. Un giorno mi hanno invitato a giocare un torneo importante dove c'erano molti dirigenti di varie società a vedere le partite e sono stato chiamato dal Bauru, un club molto famoso a San Paolo: con loro ho vinto tanti titoli giovanili e così sono stato convocato anche dalla Nazionale. La mia società mi ha proposto di restare con loro in serie A, in Brasile, e in realtà ho già giocato in prima squadra 7-8 minuti di media ma c'era molta concorrenza. E poi credo che il vostro campionato sia più interessante» dice tutto d'un fiato.
Quali sono le aspettative di Marquinho?
«Non posso entrare in squadra per ora, non avendo un passaporto comunitario. Ma in questi mesi voglio lavorare forte così l'anno prossimo sarò pronto, se l'allenatore avrà bisogno di me. Intanto — aggiunge — andrò a scuola d'italiano per ambientarmi meglio e studierò anche l'inglese visto che la squadra è piena di americani».
Come si trova in città?
«Molto bene, Pesaro è carina. E adoro la vostra pizza».
Se dovesse descriversi cosa direbbe?
«Ho un buon trattamento di palla e mi sento sicuro in penetrazione. Ma soprattutto credo di essere un giocatore di temperamento». Un jugador de raza, dice lui in portoghese. Rende l'idea…
Elisabetta Ferri
Il Resto del Carlino