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5 domande a ... Ky Bowman: “A Brindisi senti di far parte di una comunità e i tifosi danno una marcia in più”

Il numero 6 dell’Happy Casa Brindisi ha indirizzato il match contro la Virtus Bologna segnando la tripla della vittoria

5 domande a ... Ky Bowman: “A Brindisi senti di far parte di una comunità e i tifosi danno una marcia in più”

Se l’Happy Casa Brindisi, attualmente ottava in classifica con 14 punti e un record di 7 vinte e 9 perse, ha potuto inaugurare domenica con un successo il girone di ritorno, molto lo deve alla freddezza e alle qualità realizzative di Ky Bowman.

Il numero 6, 12.3 punti, 4.1 rimbalzi e 2.4 assist alla sua prima avventura quest’anno in Italia, è stato l’autore della tripla decisiva con cui la compagine di coach Frank Vitucci, lo scorso weekend, ha finito per imporsi per 78-77 sulla Virtus Segafredo Bologna nel sedicesimo turno della Serie A UnipolSai 2022/23, torneo questo dove il nativo di Havelock si sta guadagnando attenzioni sempre maggiori.

Con quella contro le V Nere, infatti, l’ex portacolori dei Golden State Warriors ha concluso in doppia cifra la dodicesima gara su sedici in stagione, un dato questo che testimonia la bontà del percorso che il classe 1997 sta conducendo in Puglia, una terra dove il prodotto degli Eagles sta vivendo la sua miglior stagione da tre anni a questa parte anche grazie alla spinta datagli dal caloroso pubblico del posto.

Di questo, dell’Italia, del suo trascorso NBA e delle figure che lo hanno aiutato a emergere, Bowman ha chiacchierato con noi nelle “5 domande a ...” di questa settimana.

Cosa vi dà la vittoria contro la Virtus Bologna a livello di squadra? Cosa hai pensato ti sei ritrovato con la palla in mano a poco più di otto secondi dalla fine e cosa hai provato dopo aver segnato la tripla decisiva? Quanto è stato importante il sostegno del pubblico durante la rimonta contro le V Nere?

Penso che questa affermazione ci dia la carica giusta per iniziare la seconda metà della regular season mettendoci alle spalle quelle partite che abbiamo perso e che sentivamo di dover vincere. Avere in tasca una vittoria del genere spero ci porti ad avere energia su entrambi i fronti, in attacco e in difesa, e allo stesso tempo fiducia per il resto della stagione. Quando mi è arrivata la palla tra le mani, mi sono detto “tiro”. Non sapevo che conclusione avrei preso, ma ero convinto in ogni caso di andare per la vittoria e non per i supplementari. Alla fine ho fatto una finta e mi sono preso il tiro anche se c’era ancora un po’ di tempo a disposizione. Meglio infatti, in caso di errore, tirare e lasciarsi ancora un po’ di secondi piuttosto che prendere l'ultimo tiro e, a prescindere dal segnarlo o sbagliarlo, restare senza nulla sul cronometro. Ad ogni modo sapendo che erano rimasti ancora 6.4 secondi alla fine dovevamo restare focalizzati. Non ci siamo fatti prendere troppo dall’entusiasmo perché abbiamo perso un paio di partite all'ultimo quindi abbiamo mantenuto la concentrazione in difesa per essere sicuri di metterci in tasca il successo. L'energia del pubblico è stata fantastica. I tifosi ci aiutano a giocare a un livello diverso, sentiamo il loro entusiasmo quando acceleriamo per fare parziali e ottenere stop difensivi e questo ci dà una marcia in più. Quando siamo in casa e giochiamo contro le migliori squadre del nostro campionato dobbiamo essere in grado di continuare a sfruttare la loro energia per ottenere vantaggi e mantenere la stessa intensità in attacco e in difesa.

Questa è la tua prima stagione fuori dagli Stati Uniti: qual è la tua impressione di Brindisi? In generale, cosa ti ha sorpreso di più dell'Italia?

Una splendida città. Si respira aria di famiglia, tutti si conoscono, è facile spostarsi e senti di far parte di una comunità che tiene molto alla sua squadra. Ovunque vai, ricevi incoraggiamenti e calore e tutti ti sostengono, che si vinca o si perda. Questo è un fattore importante in Serie A. Avere questo supporto, questo gruppo di sostenitori che viene ogni volta alle nostre partite per mostrarci quel tipo di appoggio e attaccamento ci aiuta a giocare con energia e a continuare a migliorare. Sono sorpreso dal clima in Italia. Sono stato a Boston, in North Carolina e poi in California e non sapevo cosa aspettarmi dal punto di vista meteorologico. Non sapevo se avrebbe fatto freddo durante l'inverno. Quindi mi ha sorpreso ma sono riuscito ad adattarmi. La cosa più difficile è stato il fuso orario. Tutto comunque è andato alla grande e sono felice di essere qui.

Cosa ti ha dato l'esperienza con i Golden State Warriors? Com'è giocare al fianco di una superstar come Steph Curry? Quali consigli ti ha dato?

Con Steph Curry infortunato, il fatto di giocare in un ruolo più importante e di essermi trovato in una posizione diversa da quella in cui pensavo mi sarei trovato penso mi abbia aiutato in termini di leadership e fatto capire che non sai mai quando arriverà il tuo momento. Nel mio caso, questo è arrivato quando sono stato chiamato a giocare con i giovani e Draymond Green e mi ha portato a dovermi concentrare sul ruolo di leader di una squadra NBA e a vedere davvero quanto questo sia importante in campo e fuori. È stato un grande cambiamento passare dal college all’NBA, una cosa che molte persone non comprendono. In quel momento, devi superare alti e bassi ma anche essere in grado di mantenere l'energia positiva. In pIù, il livello di concentrazione e attenzione per ogni sera e ogni partita sono completamente diversi. Steph Curry? Godersi il momento, godersi ogni passo del percorso. Quando mi sono trovato lì, il periodo non era dei più semplici quindi una delle cose più importanti che veterani come Draymond Green e Klay Thompson ci hanno detto è stata quella di non mollare ma di continuare a lavorare e andare avanti cercando di migliorarci e così le cose sarebbero iniziate ad andare per il verso giusto. Questa è la lezione più importante che ho appreso e che continuo a seguire nella mia vita quotidiana.

Se dovessi indicare una o due figure chiave nel tuo percorso cestistico, chi sceglieresti? Chi ha avuto l'impatto maggiore su ciò che hai fatto?

Sceglierei il Team Wall e Kendrick Williams, il direttore del Team Wall. Mi hanno dato l'opportunità di giocare nel circuito AAU insieme alla squadra. Senza di loro non mi sarei mai trovato nella posizione in cui mi trovo oggi, non avrei avuto la possibilità di andare al college e poi al draft. Non avendo tante offerte e l'esposizione di altri giocatori, non avrei mai avuto l'opportunità di giocare in una scuola di prima divisione. Perciò, darmi quella chance di mettermi nella posizione giusta mi ha aiutato a crescere sotto diversi aspetti. Assieme, citerei anche il mio coach del liceo che è stato in grado di mettermi in luce assicurandosi davvero che gli allenatori venissero a vedermi. Sono molte le persone che mi hanno aiutato, a partire dai miei genitori che non mi hanno mai abbandonato, hanno sempre creduto in me, sono stati in grado di capire che avevo le capacità e si sono assicurati che potessi farcela, anche quando mi sono ritirato dal football. Quella è stata una decisione difficile, ma ho cercato di dare il meglio di me e di superare tutto, assicurandomi di fare il meglio per me e di essere felice di ciò che volevo fare. Questa è stata la cosa più importante. Poi mi hanno dato il sostegno per poterlo fare, più di quanto potessi immaginare, e mi hanno aiutato a fare molta strada.

Oltre al basket, come trascorri il tuo tempo libero? Se non fossi diventato un giocatore di basket, cosa avresti fatto nella tua vita?

Di solito a casa mi piaceva suonare la chitarra e leggere molto (e qui l’ho fatto un sacco) anche se il gioco è sempre stato il mio vero hobby principale. Cercare di conoscere e imparare diversi strumenti musicali ha sempre rappresentato una novità per me. La canzone preferita da suonare? Probabilmente Star Shopping di Lil Peep perché è stata la prima canzone che ho imparato a suonare con la chitarra. Per il momento però, da quando sono qui a Brindisi, la cosa più importante che ho fatto è stata leggere, trovare nuovi libri preferiti e generi differenti e questo mi ha aiutato a passare il tempo. Probabilmente un Navy Seal. È una cosa che ho sempre avuto in testa. Non so se sia per l'equipaggiamento militare che o per le cose che affrontano, ma è sempre stata una delle cose a cui ho pensato probabilmente fin dalle scuole elementari. Per me è sempre stato importante sostenere gli altri: alla fine, se non sei qui per dare qualcosa, perché non aiutare gli altri nel mondo?

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