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Carpegna Prosciutto Pesaro, Cheatham e Abdur-Rahkman si presentano: “Siamo giocatori di squadra e felici di essere al servizio della Vuelle"

I due americani del club marchigiano si sono presentati in occasione di un evento alla Villa Matarazzo

Carpegna Prosciutto Pesaro, Cheatham e Abdur-Rahkman si presentano: “Siamo giocatori di squadra e felici di essere al servizio della Vuelle"

Kwan Cheatham e Muhammad-Ali Abdur-Rahkman, ossia gli unici due americani della Carpegna Prosciutto, hanno raccontate le loro storie a Villa Matarazzo in un evento: “La mia famiglia è di fede musulmana - racconta la guardia - ma il mio nome di battesimo è legato al campione di pugilato, che era l'idolo di mio padre e che ebbe l'onore di conoscere ad un training-camp. Mio papà era coach al college e la sua influenza su di me è stata forte, mi ha anche allenato fra i 14 e i 17 anni e mi ha insegnato tanto. Indosso il n.5 proprio perché è il nostro numero di famiglia”, come riporta Elisabetta Ferri su “Il Resto del Carlino – Pesaro”

Per Cheatham, invece, il motivo dell’arrivo in Italia è stata la moglie Emily Rose Correal: “Sapevo che prima o poi le sue origini italiane mi avrebbero portato a giocare in questo paese. Lei ha vestito anche la maglia della Nazionale e mi ha sempre raccontato cose splendide sull'Italia, non vedo l'ora che mi raggiunga con i nostri due bambini per esplorare insieme Pesaro”. Un’altra persona che lo ha convinto a venire nelle Marche è stato Repesa: “Avevo tre compagni slavi l'anno scorso e quando gli ho detto che c'era Jasmin a Pesaro mi hanno detto: vai da lui, ti insegnerà molto, ha mandato giocatori in Nba ed Eurolega. Dopo un mese devo am mettere che non ho mai avuto un allenatore così. Poi cercavo una nuova sfida, la Spagna è un'ottima lega ma l'Italia non è da meno”.

Abdur-Rahkman parla poi del suo ruolo nella squadra, che si suddivide tra playmaker e guardia: “Sono un tipo di giocatore orientato alla squadra, che fa quello che è necessario per raggiungere la vittoria: segnare, aiutare in regia, difendere. Non mi focalizzo troppo sui ruoli, l'importante è mettere a proprio agio i miei compagni di squadra ed è quello che voglio fare ogni volta che scendo in campo”.

Anche Cheatham è sulla stessa linea d’onda: “Il mondo del basket è pieno di buoni giocatori che hanno dato più importanza alle loro statistiche e non sono migliorati, vivendo di alti e bassi legati al proprio rendimento. Io invece voglio portare il mio contributo a beneficio del gruppo e far parte di una squadra che combatte in maniera coesa, dove l'obiettivo è la vittoria: io posso segnare una sera 20 punti e un'altra sera 5 senza problemi, se la portiamo a casa. Sono sicuro che questo è il nostro spirito”.

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