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La scheda - Robert Johnson, una guardia piena di estro al servizio della GeVi Napoli

L’americano torna in Italia dopo l’esperienza a Cantù in Serie A2

La scheda - Robert Johnson, una guardia piena di estro al servizio della GeVi Napoli

Di Filippo Stasi

Non c’è posto migliore di Napoli per dare modo a una personalità pittoresca ed istrionica di esprimersi al meglio. Si sprecano i nomi di attori nati e cresciuti nel capoluogo campano che hanno riscosso successo eterno per il loro modo di recitare; talvolta tremendamente schietto e passionale, altre volte teatrale e ai limiti del surreale. Da Totò a Massimo Troisi, da Eduardo e Peppino De Filippo a Sophia Loren, fino ad arrivare ai giorni nostri con Toni Servillo, Alessandro Siani, Silvio Orlando e Vincenzo Salemme, solo per citarne alcuni tra i più noti al pubblico.

Anche per quanto riguarda la musica, cantautori come Pino Daniele hanno saputo raccontare perfettamente vizi e virtù di uno dei popoli più caratteristici al mondo. Ogni città e regione italiana ha le sue peculiarità, ma la napoletanità presenta tratti decisamente fuori dagli schemi, che la rendono riconoscibile e apprezzata in diverse altre parti del globo. Diversi personaggi stranieri che hanno vissuto a Napoli, non a caso, si sono innamorati perdutamente della sua gente e di tutto ciò che la città affacciata sul golfo e alle pendici del Vesuvio ha da offrire.

In questo scenario, Robert Alfonzo Johnson Jr sembra essere l’uomo giusto al posto giusto. Il nuovo rinforzo della GeVi Napoli - nato il 27 maggio del 1995 a Richmond, nello stato della Virginia - è senz’altro uno dei profili più intriganti e difficili da delineare tra quelli dei rookie che si apprestano a giocare la loro prima stagione in Lega Basket Serie A. Questo non solo per l’imprevedibilità che porta in campo, dove si destreggia ottimamente da combo guard; ma soprattutto per l’uomo che si nasconde, metaforicamente, sotto la folta e incolta barba.

Prima di parlare di Robert Johnson extra campo però, il suo stile di gioco merita alcune riflessioni per l’elevata spettacolarità. Come detto, RoJo - come si fa chiamare sui social - è un esterno capace di giocare sia da playmaker sia da guardia pura. Si parla dunque di un creatore di gioco a tutti gli effetti, per sé e per i compagni. Già ai tempi del college, con la maglia dei leggendari Hoosiers di Indiana University, fece registrare 14 punti, 4.5 rimbalzi e 2.7 assist di media nel suo quarto e ultimo anno universitario. Dopodiché, l’inizio della carriera professionistica nella G-League, prima dell’inizio del viaggio oltreoceano che nel 2022/23 lo ha portato a fare tappa nel capoluogo campano.

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Non si tratta però della prima stagione in Italia per Johnson, protagonista a fine 2021 in Serie A2 con la maglia di Cantù. In biancoblu ha fatto registrare 19.7 punti con 4.1 assist a partita, prima di trasferirsi in Polonia, al Legia Varsavia. Il 27enne statunitense si stava affermando come uno dei giocatori migliori della seconda serie italiana, prima che la scelta di non vaccinarsi per motivi religiosi costringa Cantù a rescindere il contratto.

Precedentemente, Johnson si era fatto apprezzare nella stagione 2019/20 sempre in Polonia con i colori del Dabrowa Gornicza, col quale totalizzò 20.2 punti, 7.3 rimbalzi e 5.8 assist. Numeri strabilianti che gli valsero - a stagione in corso - la chiamata in un campionato più competitivo come la VTB League. Johnson sfoderò prestazioni convincenti anche in Russia, segnando 11.3 punti di media a gara col 40% da 3 punti al Parma Perm nel 2020. Si trasferì poi al Fethiye Belediye Spor, in Turchia, dove nel 2021 tenne medie di 16 punti più 4.2 rimbalzi e 3.7 assist, con tanto di exploit da 34 punti nel match di campionato contro i futuri campioni d’Europa dell’Anadolu Efes.

Creare attacco dal palleggio è indubbiamente la qualità migliore dell’ex Cantù, che fa del ball handling e dell’arresto e tiro due delle sue armi preferite per battere i diretti avversari. Johnson sa crearsi spazio per tirare in ogni momento, e in questo la somiglianza con James Harden va oltre quella fisica, demarcata evidentemente dalla barba. Perché la stella dei Philadelphia 76ers è uno dei migliori realizzatori della NBA in situazioni di uno contro uno ed è inoltre abile nelle letture di gioco, attirando raddoppi per poi scaricare palla coi tempi e i giri giusti al compagno smarcato. Per stile di gioco, Johnson può ambire ad essere Il Barba della LBA, quindi un serio candidato a diventare il principale terminale offensivo della GeVi e uno dei migliori realizzatori del campionato.

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Coach Maurizio Buscaglia ha intenzione di farlo giocare da guardia titolare, con il francese David Michineau e l’americano Jordan Howard al suo fianco per sgravarlo da incombenze di regia pura. Johnson in tal modo potrà liberare i suoi istinti realizzativi, senza doversi preoccupare primariamente di mettere in ritmo i compagni. La sua vena istintiva lo porta a creare vantaggi per sé e conseguentemente per i giocatori intorno a lui, pronti a beneficiarne delle rotazioni difensive con movimenti off the ball. Johnson è peraltro una minaccia per gli avversari anche nell’eseguire giochi a due; specialmente con JaCorey Williams, potrebbe regalare spettacolo al pubblico del PalaBarbuto.

Robert Johnson desta interesse anche per quello che ama fare nel suo tempo libero. La musica è qualcosa più di un hobby per lui, dato che a inizio 2022 ha rilasciato il suo primo album Chosen. Il genere è rap, le tracce sono 12 e si può dire oggettivamente che anche in quest’ambito il talento non gli manca. Per i più curiosi, sul suo account Instagram (@rojo.4) troverete i videoclip di alcuni dei singoli dell’album e anche il brand di abbigliamento che ha deciso di lanciare assieme al fratello Malik e a sua moglie Nikole.

Chiudiamo con una curiosità sempre inerente al mondo della musica: Robert Johnson è omonimo del celebre chitarrista afroamericano, ritenuto una leggenda del Blues. I due differiscono nel genere musicale, ma anche Robert Leroy Johnson (1911-1938) era a suo modo un genio sregolato. La sua vita è avvolta da tratti di mistero, così come la sua prematura morte a soli 27 anni. Quel poco che si sa per certo di lui è che suonava la chitarra senza l’ausilio di un plettro, andando a pizzicare le corde una alla volta, con una sensibilità unica nei polpastrelli. La leggenda narra che avesse stretto un patto con il diavolo, tanto gli veniva naturale improvvisare o replicare note col suo strumento. Tali voci venivano alimentate dal fatto che Johnson fosse solito suonare in luoghi lugubri, per esempio tra le tombe dei cimiteri situati nell’area del delta del Mississippi. Non una cosa vista di buon occhio negli USA degli anni ’30, per giunta fortemente razzisti…

Sarà un po’ il look estemporaneo e un po’ l’inclinazione ad andare controtendenza, oltre alla passione comune per la musica. Ma il Robert Johnson della GeVi Napoli non è così dissimile dall’omonimo maestro del Delta Blues per l’aura misteriosa che lo avvolge e l’indole tutt’altro che conformista.

Il Johnson cestista potrà assomigliare a James Harden. Il Johnson persona ha i tratti del fuoriclasse ‘maledetto’, a tratti incompreso, con un diavolo per capello e anche per pelo di barba… È un vulcano che ribolle, desideroso di esprimersi in tutte le sfumature della personalità che lo caratterizza. Vuole farlo a modo suo: attraverso la musica, la religione, la moda e le tante altre forme d’arte esistenti, compresa la pallacanestro, che rimane naturalmente la disciplina preponderante del suo quotidiano.

Per Robert Johnson, insomma, non sembra esistere una piazza migliore di Napoli per esprimere tutto il suo potenziale professionale e personale. Tifosi GeVi: con RoJo vi divertirete.

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